9 artisti iraniani sfidano l’immagine mediatica dell’Iran

immagine mediatica dell'Iran

I fotografi del progetto Iran Unveiled che vuole sfidare l’immagine mediatica dell’Iran

Prendi un gruppo di amici, una buona dose di orgoglio persiano e il bisogno di presentare il loro Paese al mondo e ti troverai davanti all’ultima sfida contro l’immagine mediatica dell’Iran che vogliono dare i media occidentali. Nove giovani artisti iraniani, Mahya Jaberiansari, Saeid Moridi, Neda Monem, Bahram Habibi, Omid Scheybani, Farzad Abedi, Arash Ashkar, Alireza Khatibi e Reza Yaghoubi, sono i protagonisti del progetto Iran Unveiled, l’Iran rivelato, e condividono tutti la speranza che sempre più persone inizino a vedere l’Iran come lo vedono loro. Provenienti da classi sociali e formazioni diverse, dalle startup nell’ambito della sanità pubblica all’ingegneria biomedica, dal giornalismo all’ingegneria civile sui terremoti, si sono uniti e hanno lanciato una campagna online che culminerà con una mostra fotografica a Berkley, vicino a San Francisco, in programma per settembre prossimo e dove esporranno momenti di vita quotidiana in Iran.

Inserite la mostra nella vostra agenda e venite a trovarci da sabato 17 settembre 2016 al Kala Art Institute – 2990 San Pablo Avenue, Berkley, CA 94702. Presto maggiori informazioni sugli orari!

“Per troppo tempo,” mi ha detto Mahya Jaberiansari, ideatrice e curatrice del progetto, “gli americani (e il mondo) hanno visto e sono stati esposti all’Iran attraverso la lente della politica, delle sanzioni e della storia e sono state ignorate le realtà degli stili di vita, delle persone e dei posti.”

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Foto di Arash Ashkar

“Ognuno di noi ha un suo stile, e questo si percepisce dalle nostre fotografie,” ha continuato. “Proveniamo da diverse estrazioni sociali e ci siamo tutti avvicinati in modo diverso all’esigenza di mostrare la vita intorno a noi con le fotografie. Quello che senza dubbio ci unisce è l’Iran, il nostro amore e la passione per il Paese con cui tutti ci identifichiamo, il desiderio di cambiare la narrativa su una nazione che per troppo a lungo è rimasta intrappolata nel discorso di politica e sanzioni.”

L’immagine mediatica dell’Iran è troppo spesso legata a un discorso incentrato solo sull’aspetto politico, che sia l’accordo sul nucleare, l’era della fine delle sanzioni, la recente rottura con l’Arabia Saudita o le continue tensioni diplomatiche con gli Stati Uniti, e questa copertura mediatica limitata non rende giustizia al ricco patrimonio culturale e al popolo iraniano che è un crogiolo di minoranze etniche, tradizioni, culture e costumi sociali che altro non vuole se non condurre un’esistenza tranquilla e pacifica.

Mahya sembra essere d’accordo: “Quello che manca nell’immagine mediatica dell’Iran è l’elemento “umano”, il fatto che nonostante le sanzioni e la politica, la gente è felice, entusiasta della loro cucina e degli spazi per il tempo libero, semplicemente che viva la sua vita. Non ci fanno vedere gli avvenimenti della vita quotidiana, per quanto semplici possano essere, il fatto che la gente resti in giro fino a mezzanotte tutti i giorni a Teheran, il fatto che adoriamo la musica e le caffetterie come in qualsiasi altro Paese, che sappiamo cosa significhi cercare la felicità tra le mille difficoltà della vita. Proprio come ogni altro popolo in qualsiasi altra nazione.”

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Foto di Alireza Khatibi

Il panorama artistico in Iran è sempre più vivace, e iniziative, sia nel settore privato che in quello pubblico, sono incoraggiate dalle amministrazioni locali.

“Sempre più gallerie stanno aprendo,” ha detto Neda Monem, uno dei fotografi parte del progetto. “Il museo di arte contemporanea di Teheran aggiorna in continuazione le collezioni in mostra. Persino i cartelloni pubblicitari vengono utilizzati ogni tanto per mostrare opere d’arte immortali così le persone che non sono interessate o che non hanno tempo di familiarizzare con l’arte vi saranno comunque esposti. Inoltre, mentre molti artisti iraniani hanno venduto i loro lavori nelle aste di Christie’s e Sotheby’s, anche l’Asta di Teheran negli ultimi anni sta attirando sempre più gente.”

“L’arte nei vari campi, soprattutto nella fotografia,” ha aggiunto Bahram Habibi, “sta crescendo sempre di più in Iran. Dopo un periodo ingannevole in cui tutti volevano diventare dottori o ingegneri, questi settori sono diventati saturi, quindi la gente sta imparando a perseguire quello a cui è veramente interessata, e per molti è l’arte.”

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Foto di Barham Habibi

Non solo immagine mediatica dell’Iran ingannevole, ma anche bellezza, cultura e stili di vita.

“La fotografia ha probabilmente tanti fan quanti la musica,” ha detto Alireza Khatibi, “ed è una delle forme d’arte più popolari in Iran. Con social media come Instagram questa tendenza sta aumentando sempre di più e la gente si diverte a fare fotografie.”

“Il nostro intento,” continua, “è quello di mostrare un’immagine finora invisibile dell’Iran, una visione reale, bella e piena di energia. L’idea originale di questo lavoro è venuta a Mahya perché vive negli Stati Uniti e conosce meglio la concezione che hanno dell’Iran, quindi è normale che fosse lei quella più preoccupata a riguardo.”

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Foto di Reza Yaghoubi

Tra le conseguenze di questa campagna mediatica anti-Iran c’è che spesso la gente ha paura anche solo di visitare il Paese, paura di essere accolti con ostilità. Molti non vanno proprio perché in tutti questi anni sono stati indotti a pensare che gli iraniani “odiano” gli occidentali. Come spesso succede, niente può essere più falso e ingannevole.

“Gli americani in generale pensano che quello che vedranno venendo in Iran non sarà altro che uomini barbuti aggressivi e donne in burqa,” ha detto Neda Monem. “La verità è che – ad eccezione del sud del Paese dove il burqa è un accessorio tradizionale del costume locale – qui nessuno lo indossa. Questo è solo un esempio. Da quello che ho potuto capire, molti stranieri che hanno acquisito l’informazione attraverso i media hanno soprattutto paura dell’Iran e pensano che la gente sia primitiva, ostile e aggressiva. Quando poi visitano il Paese sono spesso sorpresi di essere accolti da quello che descrivono come il popolo più ospitale e socievole che abbiano mai incontrato. Gli stranieri che visitano il Paese spesso si sorprendono anche della ricchezza della nostra storia e cultura e della diversità e rigogliosità della natura. E spesso si sorprendono nel vedere che i barbuti sono in realtà modaioli tatuati che passano il tempo nei caffè e conoscono bene il movimento della ‘terza onda del caffè’.”

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Foto di Farzad Abedi

“Quando i media si occupano di politica,” ha aggiunto Alireza Khatibi, “si allontanano dalla realtà e dalla verità. Infatti, l’immagine mediatica dell’Iran è finalizzata esclusivamente a raggiungere il loro obiettivo, ma noi vogliamo stare fuori da tutte queste discussioni. L’Iran è anche bellezza, stili di vita, eventi e momenti che devono essere visti.”

Bahram Habibi è d’accordo: “Il nostro progetto nasce per mostrare attraverso le fotografie una nuova, più aggiornata immagine che maggiormente si avvicina alla realtà del nostro Paese, far vedere qual è la reale atmosfera, per esempio come vive la gente, che anche tra noi c’è felicità, che amiamo il nostro Paese e la nostra città. Voglio mostrare che, nonostante tutte le differenze, le nostre vite sono le stesse.”

“Quello che non vediamo,” continua, “è il nostro interagire quotidiano e la qualità della vita. Non siamo i migliori ma neanche i peggiori. I media pubblicano sempre le peggiori fotografie possibili solo per vendetta politica. Le nostre immagini, invece, sono un riflesso della vita quotidiana e per questo possono mostrare la realtà in modo migliore.”

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Foto di Saeid Moridi

La continua distorsione e mancanza di obiettività dell’immagine mediatica dell’Iran in Occidente è molto sentita tra i giovani iraniani.

“L’arte può servire a spezzare i pregiudizi dando agli spettatori un’esperienza che non è resa tendenziosa da una visione politica ed economica,” ha aggiunto Neda Monem. “Proprio perché le fotografie, come nel nostro caso, possono mostrare un’immagine semplice e diretta di cosa sia la vita in Iran, secondo me questo progetto avrà un impatto maggiore nel giudizio degli spettatori che potranno tirare le loro conclusioni e formare le loro opinioni attraverso la semplice osservazione. Rendendolo personale, questo progetto avrà un impatto più intenso e duraturo.”

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Foto di Mahya Jaberiansari

“Non vogliamo dire che l’Iran è solo giochi e divertimento perché non è vero. Nessun Paese lo è,” ha detto Mahya Jaberiansari. “Ma non vogliamo neanche dire che è solo sanzioni, politica e tragedie. C’è tutta un’altra faccia della medaglia che molte persone non hanno visto, e vogliamo che la gente riesca a distinguere le due facce di questa medaglia, anziché pensare che ne esista solo una perché è quello che hanno visto finora.”

“Spero,” ha concluso, “che anche solo una persona esca dalla mostra pensando ‘Wow, non avrei mai detto che l’Iran fosse così’, e da quel momento, ogni volta che l’Iran entrerà in una discussione possano dire ‘Sì, sì, tutto vero, ma una volta ho visto una mostra che ha avuto un certo effetto nella mia opinione su un Paese di cui prima non sapevo niente’. Anche una sola persona sarà più di quello che speriamo, quindi inserite la mostra nella vostra agenda e venite a trovarci da sabato 17 settembre 2016 al Kala Art Institute – 2990 San Pablo Avenue, Berkley, CA 94702. Presto maggiori informazioni sugli orari!”

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Foto di Neda Monem

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Foto di Omid Scheybani

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