Il mio Afghanistan. Per capire questo conteso Paese dell’Asia centrale

Il mio Afghanistan
Fotografando la catena dell’Hindu Kush nella provincia del Panjshir in Afghanistan

Dopo un po’ di pensare e tergiversare, alla fine ho deciso che una sezione chiamata “Il mio Afghanistan” non potrà che giovare e rendere più completo il mio sito sull’Iran.

Tra i motivi che mi hanno spinta a lanciare questa nuova categoria, oltre a essermi sposata con un cittadino afgano e di conseguenza vivere tra Italia e Afghanistan, c’è stato anche il realizzare quanto la copertura mediatica su questo turbolento e conteso Paese dell’Asia centrale sia superficiale e molto limitata.

Prima che molti lettori si chiedano cosa c’entri l’Afghanistan con l’Iran, lasciatemi spiegare. Parte dell’antica Persia, l’Afghanistan condivide con l’Iran diversi aspetti della sua cultura, dalla lingua persiana alle feste (per esempio Nowruz), alla religione, l’Islam.

Tuttavia l’Afghanistan, con quasi quarant’anni di guerra alle spalle, difficilmente si può paragonare ad un altro Paese, e proprio per questo suo passato recente così turbolento, ha una società tutt’altro che semplice da capire e soprattutto da viverci.

In questa sezione parlerò della mia vita in Afghanistan, della società locale, sia i suoi aspetti positivi sia quelli negativi, e degli effetti che 40 anni di conflitto senza interruzione hanno inevitabilmente avuto sulla popolo afgano. Non dividerò la sezione in ulteriori categorie, quelle rimarranno prerogativa del progetto originale finalizzato a introdurre l’Iran nelle sue tante sfaccettature.

Questo nuovo capitolo del sito si concentrerà su tutto ciò che riguarda l’Afghanistan arricchito da esperienze personali di una cittadina e giornalista italiana che ci vive a periodi intermittenti venendo a contatto (anche scontrandosi!) con la quotidianità di un Paese travagliato e complesso.

I giornalisti in Afghanistan non hanno vita facile, per questo sono pochissimi i corrispondenti di media esteri, soprattutto occidentali, i quali si affidano in genere a giornalisti e fotografi freelance del posto. Io, formando un team con mio marito (afgano e nativo di lingua persiana), godo di un accesso privilegiato a diversi ambienti, anche se più di una volta sono venuta io stessa a contatto con la diffidenza che la gente del posto ha nei confronti della stampa, in particolare quella straniera.

Mentre sarà impossibile dimenticare la guerra, onnipresente nella vita degli afgani da troppo tempo, scriverò anche di argomenti più leggeri come le feste tradizionali, dal capodanno persiano Nowruz a Eid Qorbani, i beni e i prodotti locali come zafferano, pistacchi e pietre preziose, e il ricco patrimonio storico e naturale da visitare se si dovesse decidere di affrontare un viaggio in Afghanistan.

Pubblicherò interviste fatte alla gente del posto e a esperti sulle diverse questioni che opprimono la popolazione, dalla condizione delle donne afgane alla corruzione dilagante in ogni ufficio del potere a storie di vittime di guerra, futuri profughi e dislocati interni sfuggiti a offensive talebane.

Affronterò il tema dei miei tentativi di integrazione nella cultura afgana, di quello che amo e di ciò che non riesco a mandar giù, descriverò gli ambienti a cui ho accesso in quanto donna, quelli a cui posso accedere solo in quanto donna sposata e situazioni in cui non sono la benvenuta neanche con mio marito.

Articolo dopo articolo spero di rendere almeno un’idea della complessità della realtà afgana, raramente carpita dai media sia perché sono pochissimi i corrispondenti che vivono in Afghanistan, sia proprio per la chiusura della stessa società. Come al solito proverò a descrivere quello che vedo nel modo più obiettivo possibile, a volte secondo i paradigmi della civiltà occidentale da cui provengo, a volte attenendomi al modo di pensare della gente del posto così come mi è stato trasmesso sempre precisando la differenza.

Non mi resta che iniziare, buona lettura e, come sempre, domande e suggerimenti saranno i benvenuti.

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