Tra le stanze della ex ambasciata USA a Teheran, dove è stata scritta la storia

Era il 2011, Ahmadinejad era in piena polemica con l’ONU, le sanzioni a tutto gas, l’Iran sotto i riflettori che lo mettevano possibilmente nella sua luce peggiore. Nonostante tutti sembrassero avere le risposte a tutto, io volevo capirne di più. Era il 2011, 32 anni dopo la Rivoluzione Islamica, e la mia prima volta in Iran con una visita di dovere: la ex ambasciata USA a Teheran.

Tra le stanze della ex ambasciata USA a Teheran

La stanza dedicata alla contraffazione di passaporti e documenti nella ex ambasciata USA a Teheran

Poco dopo la mia partenza nell’ottobre 2011, un gruppo di studenti di Teheran ha preso d’assalto l’ambasciata inglese portando alla rottura delle relazioni diplomatiche con l’Inghilterra e la chiusura delle rispettive ambasciate. Sebbene non condividessi le azioni, a mio avviso troppo impulsive, dei giovani iraniani, in un certo senso ne capivo il motivo. In un interessante editoriale per l’Independent, Robert Fisk evidenziava i motivi per cui gli iraniani non fossero grandi ammiratori del Regno Unito, puntando sul fatto che le sanzioni erano solo una minima parte, sebbene la goccia che aveva fatto traboccare il vaso, portando le relazioni anglo-persiane alla rottura. Una pesante interferenza nella politica interna e la collaborazione con gli Stati Uniti nell’Operazione Ajax che aveva portato al rovesciamento di Mossadegh, democraticamente eletto, nel 1953, sono solo alcuni dei fatti che hanno plasmato la memoria storica degli iraniani, e c’è poco da sorprendersi se non è una memoria all’insegna di affetto e ammirazione.

Durante la mia visita nel 2011 ho avuto la possibilità di visitare la ex ambasciata USA a Teheran, occupata e chiusa nel 1979 durante la Rivoluzione Islamica e attualmente non accessibile al pubblico. Per 37 anni fino a poco tempo fa, l’Iran ha sempre fatto parte della lista nera degli “stati canaglia” e, di conseguenza, è sempre sotto sanzioni economiche e politiche, e con la costante presenza di spie straniere in tutto il territorio (poco dopo il mio viaggio in Iran del 2011, era su tutti i giornali la notizia del drone statunitense RQ-170 catturato dall’esercito iraniano e l’eterna controversia con gli Stati Uniti che ne pretendevano la restituzione).

ex ambasciata USA a Teheran

Il distruggidocumenti della ex ambasciata USA a Teheran

Nel 1979, dopo aver preso d’assalto l’ambasciata, causato la crisi degli ostaggi e giocato un ruolo fondamentale nella fine delle relazioni diplomatiche Iran-USA, i giovani “Studenti che Seguono la Linea dell’Imam” riunirono tutti i documenti top-secret che trovarono, sia quelli interi che quelli che gli impiegati dell’ambasciata erano riusciti a ridurre in pezzi all’ultimo momento con il distruggidocumenti (che poi gli studenti hanno rimesso insieme con un interminabile e scrupolosissimo lavoro di ricomposizione di pezzi minuscoli). In seguito pubblicati in circa 70 volumi, questi documenti, disponibili anche online, resero pubbliche le attività della ex ambasciata americana in Iran. Se non un profondo risentimento, non so cosa avrebbe potuto alimentare la pazienza di chi ha portato a termine un lavoro così lungo e certosino.

La ex ambasciata USA a Teheran era il più grande quartier generale e archivio della CIA in Medio Oriente, e oggi sembra ancora come se gli impiegati stessero per entrarci da un momento all’altro, mantenuto fedelmente così come è stato trovato. Le stanze, i nomi nelle porte, i dispositivi per la comunicazione radio, il distruggidocumenti, quel prezioso strumento usato un’ultima volta in un estremo tentativo di salvare i segreti di stato americani, sono tutti lì, tali e quali a com’erano quel giorno di 37 anni fa.

Le foto dei 52 impiegati tenuti in ostaggio per 444 giorni sono appese al muro a fianco a quelle che raffigurano i fiumi di persone che si sono riversate sulle strade durante la rivoluzione e, ovviamente, vicino ai poster che trasmettono il forte sentimento anti-USA, sentimento oggi fortemente scemato ma mai completamente dimenticato.

Quei giorni hanno marcato l’inizio di una crisi diplomatica arrivata fino ai giorni nostri e mai del tutto finita, anche in seguito al discutibile accordo sul nucleare e la presunta revoca delle sanzioni mai veramente applicata, soprattutto per quanto riguarda quelle bancarie.

L’Iran di oggi è molto diverso da quello di cinque anni fa, nel 2011 gli iraniani erano visibilmente desiderosi di interazione e di un contatto con gli stranieri, curiosi di informazioni di prima mano su altre nazioni e soprattutto sulla percezione che gli stranieri avevano del loro Paese. Oggi, con l’invasione dei turisti, gli iraniani sebbene sempre ospitali, sicuramente non hanno più bisogno di chiedere a tutti cosa pensano dell’Iran, anche se la loro voglia di viaggiare e di vedere altri Paesi non ha ancora incontrato la disponibilità di altre nazioni che invece godono del beneficio di un visto iraniano di 30 giorni emesso con facilità all’arrivo in aeroporto.

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