Cosa pensano delle elezioni i giovani iraniani?

giovani iraniani

Giovani iraniani alle ultime elezioni. Foto cortesia di Sobhan Farajvan, fotoreporter iraniano

Con tutta l’eccitazione dei media occidentali sulle elezioni iraniane di venerdì scorso, eccitazione unita a immancabile confusione probabilmente dovuta al fatto che insistono imperterriti a negare l’esistenza di un Iran che va oltre i quartieri nord di Teheran, ho pensato che parlare direttamente con i protagonisti di queste elezioni sarebbe stato utile a capire un po’ come vanno le cose. Ho quindi raccolto le impressioni post-elezioni di alcuni giovani iraniani nativi di province diverse, ben conscia che sebbene non coprano tutto il Paese, sono pur sempre più attendibili dei media generalisti che forniscono una visione confusa, poco consapevole e distorta dell’insieme.

Sono andata direttamente a cercare un campione di giovani iraniani e chiedere loro cosa pensano delle elezioni appena finite, e di cui tuttavia non si sanno ancora i risultati per intero. Mentre sono consapevole che i giovani non sono la totalità dell’elettorato, ho pensato che un piccolo campione di ragazzi di origine, occupazione e mentalità diverse possa almeno dare un’idea della complessità del panorama politico in Iran, descritta in modo esauriente e completo da Antonello Sacchetti in un articolo per il suo blog Diruz, Chi ha vinto le elezioni?, e da Nicola Pedde, direttore dell’Institute of Global Studies, per l’Huffington Post, In Iran hanno vinto i centristi. Occidente accecato dai pregiudizi.

Alcune delle conclusioni che ho potuto trarre da quello che i giovani iraniani che ho intervistato mi hanno detto è che ci sia una diffusa soddisfazione per l’entrata in parlamento di un più ampio spettro di gruppi diversi. Detto ciò, a differenza di quello che molti giornali si ostinano a scrivere, non hanno vinto i riformisti, e Rouhani non è riformista ma conservatore moderato, come lo stesso Rafsanjani (per favore non chiamatelo né confondetelo mai con un riformista).

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Foto cortesia di Sobhan Farajvan, fotoreporter iraniano

Queste le impressioni dei giovani iraniani che ho intervistato.

Quando ho chiesto a Mohammad, dottorando 29enne di Teheran, qual era la sua opinione sulle consultazioni elettorali di venerdì scorso, non ha avuto esitazioni: “Penso che queste elezioni abbiano mostrato uno senso di progresso nella politica del mio Paese. I riformisti hanno vinto a Teheran, ma anche i risultati dei principalisti (conservatori, ndr) sono buoni. Tutti i candidati si sono presentati in campagna elettorale con chiari obiettivi. Nel 2009 i riformisti hanno perso le elezioni e hanno messo in atto proteste incivili. Avevano vinto a Teheran ma era ovvio che avevano perso nel resto del Paese, e Teheran non è tutto l’Iran. Queste elezioni fanno vedere chiaramente che Teheran non parla per tutto l’Iran, e nel 2009 hanno generalizzato la loro vittoria a Teheran facendola passare per vittoria generale in tutto il Paese. Adesso hanno capito il loro errore e anziché rifiutare i risultati, sia in queste elezioni che in quelle del 2013, hanno rispettato il voto di tutti gli iraniani e si sono presentati alle elezioni con una promozione mirata e valida delle loro idee e dei loro progetti.”

Gli ho chiesto se era soddisfatto dei risultati che si conoscono per il momento ed è stato chiaro: “Queste elezioni hanno portato a un’assemblea dinamica e ha mostrato il potere e la stabilità dell’Iran nella turbolenta regione del Medio Oriente. Penso siano anche state una lezione per i principalisti, tutto lo spettro, dai conservatori ai moderati, che li ha indotti a modificare i loro schemi e introdurre volti nuovi.”

Hadiss, giovane donna di Teheran che lavora come nutrizionista, ha aggiunto: “In queste elezioni ho visto gente di tutte le età e delle più diverse estrazioni sociali andare a votare, è stato interessante assistere all’attiva partecipazione di artisti e atleti. Si sono tenuti dibattiti per discutere i pro e i contro dei diversi candidati e li ho trovati soddisfacenti e illuminanti. Finalmente si è visto che gli iraniani tengono al futuro del loro Paese e vogliono esserne parte attiva.”

Amir, 24enne, è tra i giovani iraniani vicini ai riformisti e si è detto soddisfatto per i risultati di Teheran: “I riformisti hanno ottenuto molti seggi e i candidati più estremisti sono stati rimossi dal Parlamento. Spero che un giorno i moderati e i riformisti si uniscano e portino avanti politiche liberali in tutto il Paese. Spero anche che a Mr. Hossein Mousavi (il candidato riformista nelle controverse elezioni del 2009, ndr) vengano revocati gli arresti domiciliari.”

giovani iraniani

Ho avuto la possibilità di parlare anche con un ragazzo curdo della provincia del Kermanshah, Hadi, ingegnere di 26 anni: “Secondo me queste elezioni hanno marcato un momento cruciale nella scena politica dell’Iran, soprattutto per l’introduzione in Parlamento di una buona fetta di riformisti al posto di certi estremisti radicali. Sono molto ottimista per il futuro perché persone valide e con buone idee per risolvere attuali problemi nella nostra politica ed economia sono riuscite a ottenere un seggio.”

Anche Setareh, studentessa di dottorato di Isfahan, si dice soddisfatta: “Sono contenta dei risultati che abbiamo visto finora, anche se vorrei sottolineare che Teheran è molto diversa dalla maggior parte dell’Iran, e questo viene spesso ignorato. Mentre a Teheran i principalisti non hanno ottenuto nessun seggio nel majlis (Parlamento in persiano), hanno visto ottimi risultati in molte altre città. Vorrei aggiungere, tuttavia, che gli stessi principalisti sono sulla strada di un enorme fallimento se non si decidono a rivedere la loro narrativa e analisi della società iraniana: non si sono mostrati molto uniti e francamente non sembra avessero un piano concreto per i prossimi anni. La loro strategia sembra una di critica più che piani concreti per il futuro. In generale sembra che i principalisti abbiano vinto pochi seggi in più dell’alleanza moderati/riformisti. Pochi tra quelli che ho votato hanno ottenuto un seggio ma non posso considerarmi delusa.”

Infine, Madi, guida turistica nativa della provincia settentrionale del Gilan, è più pratica: “Poco cambia tra riformisti e conservatori, le politiche sono le stesse. Penso che i risultati di queste elezioni siano buoni in quanto il Parlamento sembra diviso a metà e non avevamo mai avuto una ripartizione così netta, adesso abbiamo fronti reali.”

Quando le ho accennato al fatto che i media occidentali si ostinano a celebrare la vittoria dei riformisti, non si è dimostrata preoccupata: “Se pensano che hanno vinto i riformisti, lasciaglielo credere, anzi, è meglio per l’Iran, così non ci saranno tensioni.”

Come sempre in questi casi, né tutto bianco né tutto nero, e quando nel cosiddetto Occidente accetteremo che l’Iran è molto più grande della sola Teheran e che è un Paese molto complesso, avremo fatto un passo in più per capirlo.

Infine, per avere una panoramica dei risultati parziali di questa tornata elettorale, ecco alcuni grafici.

giovani iraniani

 

Legenda:

In rosso i principalisti

In fucsia i riformisti

In blu gli indipendenti

 

 

 

giovani iraniani

 

Legenda:

In giallo i principalisti

In blu i riformisti

In viola i moderati

In bianco gli indipendenti

 

 

Un ringraziamento speciale va al mio amico fotoreporter Sobhan Farajvan per avermi concesso la pubblicazione delle sue fotografie scattate nel vivo delle elezioni a Teheran.

1 Comment
  1. Ottima analisi, soprattutto perché scaturita da riflessioni di persone del posto, non da “osservatori” stranieri.

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